Officine Liquide

Unbuild: dreaming architecture.

TITOLO EVENTO: Unbuild: dreaming architecture

INDIRIZZO DELL'EVENTO: Corte della biblioteca Scarabelli - Via Gravina 88 - Caltanisetta

DATA DELL'EVENTO: 31 Maggio

ORARIO INIZIO: 15:00 | ORARIO FINE: 22:00

LINK ALL'EVENTO COLLETTIVO: https://www.facebook.com/events/977048097131768/?ref=newsfeed

DESCRIZIONE DELL'EVENTO:
In occasione dell'edizione 2024 di Open Studi Aperti, il collettivo OfficineLiquide prende spunto dal claim di quest'anno " col fine educativo di far comprendere l’importanza del lavoro delle professioniste e dei professionisti(..) che lavorano per la cura dei nostri territori" e presenta il tema Unbuild: dreaming architecture. Ogni architetto della storia, in quanto visionario e anticipatore del futuro e attento osservatore della realtà, ha in cuore suo un progetto che non è mai riuscito a realizzare. Basti pensare il Plan Obus per Algeri di LeCorbusier, il Tempio di Salomone di Ficher von Erlach, la biblioteca di Parigi di Oma,il ponte di rialto di Palladio…. Lavori che non hanno visto la luce, ma che hanno avuto un fortissimo impatto sulla storia dell’architettura. Con questo spirito, crediamo che tutti noi dovremmo coltivare il nostro lato astratto, teorico, giocoso e sperimentatore per poterci definire eticamente cittadini del mondo. Ecco quindi che 5 professionisti, residenti in 5 posti differenti in Italia, con aspirazioni, background differenti, ma animati dallo spirito comune della responsabilità del proprio lavoro, della creatività come metodo, dell'osserva-azione attenta che prende spunto dal situazionismo letterario, mettono in mostra dei sogni. Per ricordare quanto sia importante sognare per proiettare oltre, progettare il proprio territorio. L'attenzione alle nuove forme di costruzione, lo studio della storia della società, la sperimentazione di nuovi materiali e la spasmodica ricerca della bellezza, che ripercorre il Teeteto, viene approfondita dal collettivo attraverso la sperimentazione sui dialetti architettonici di zeviana memoria. La bellezza, il vero in architettura, che passa attraverso "il problema della conoscenza" e la "fatica delle cose giornaliere", si misura, nella nostra ricerca con la "meraviglia". La meraviglia come rapporto dicotomico tra soggetto e oggetto. E se è vero che le cose belle sono difficili, con questa mostra collettiva vorremmo fare trasparire l'importanza del rapporto tra meraviglia e sogno. In un mondo dilaniato da tentennamenti, guerre, insicurezze, vorremmo affermare l'esigenza di continuare a sognare. Unbuild: dreaming architecture, quindi, vuole essere un manifesto della nostra ricerca, tra teoria e prassi, della nostra architettura sognata. Nell’antichità, fatta esperienza del sogno, gli uomini gli attribuivano un legame con il divino: il sogno era legato alla profezia, ad una comunicazione del divino all’umano attraverso l’attività onirica che aveva bisogno di interpreti adeguati, esperti nell’arte divinatoria. Così, ad esempio, viene concordemente interpretato come la prima testimonianza scritta di un sogno dell’uomo, quello contenuto nell’Epopea di Gilgamesh, 2000 anni avanti Cristo, in cui il protagonista sogna di incontrare Enkidu con cui prima si scontra e poi, riconoscendone la forza, lo accetta come fratello: sarà la madre di Gilgamesh a incaricarsi di spiegare al figlio il significato del sogno, rassicurandolo. Solo dopo secoli, con Ludwig Binswanger, ci mette definitivamente in crisi recuperando nel modo più profondo l'assioma che il sogno e l’esistenza non si possono separare. Ecco quindi che la genesi dell'architettura la musica cristallizzata, il rapporto tra realtà e sogno; l'architettura, quella costruita e quella pensata su cui ragioniamo, ricorda l'ape che ruota attorno al melograno di Dalì e si trasforma, manifesto della biodiversità, nelle forme più impreviste, tra le anse del volo dialettico dell'ape, mostriamo come differenti progetti siano stati ispirati dalla stessa utopia. U-topos, un non luogo immaginato, sognato, dove affondano le radici etiche del desiderio di proiettare se stessi e le proprie idee nella genetica dei luoghi. Ecco come la formazione lipidica della pelle del delfino diventa motivo di ragionamento su una pelle dell'organismo edilizio. Come una poesia possa dare vita al germe della scuola pensata come culla del futuro. Come il canto di una mamma trasforma il progetto della casa nel nido della famiglia che suggella l'attesa del volo condiviso. Come le ombre possano donare corporeità all'architettura di una modesta via di un piccolo paese siciliano inondato di sole. L'architettura diventa, in un progetto di recupero di una antica chiesa sul fiume di Modica, cura dell'uomo. Cura, del resto, è una parola nevralgica, coincide con un modo di essere, uno stile di vita che ci spalanca agli altri, per questo siamo convinti che fare architettura è donarsi... e donarsi è sognare. Avere cura è una scelta della volontà, una presa di posizione, non un’emozione estemporanea. E, cosa di non secondaria importanza, la parola cura ha un’etimologia estremamente interessante. Evoca le nostre dimensioni vitali. Rinvia a cor, il cuore, e viene anche collegata a quia cor urat, perché scalda il cuore e lo coinvolge. Con Unbuild: dreaming architecture, il collettivo OfficineLiquide, vuole coinvolgere, abbracciare attraverso la ricerca verso l'esperienza del sogno, il territorio su cui opera, rinnovando l'importanza nel fare architettura e del farla in maniera collettiva. Federica Avola: ingegnere edile_Milano (MI) Irma Avola: architetto_Modica (RG) Nafiseh Nikoubinboroujeni: architetto_Schio (VI) Domenico Pistone: architetto_Riesi (CL) Calogero Vaccarino: architetto_Porto Empedocle (AG)