Arch. Adamo Laura

Mostra fotografica di Giovanni d'Angelo

TITOLO EVENTO: Il silenzio degli occhi - Infernatoio

INDIRIZZO DELL'EVENTO: C.so Trieste, 33

DATA DELL'EVENTO: 18 Maggio

ORARIO INIZIO: 16:00 | ORARIO FINE: 22:00

DESCRIZIONE DELL'EVENTO:
Il Silenzio degli Occhi Infernatoio Mostra fotografica di Giovanni Infernatoio è una parola che non esiste, è l’insieme di due termini: inferno e mattatoio. «Inferno per la mente e per le anime. Mattatoio per i corpi. Questi erano i manicomi.», dice Giovanni d’Angelo, il cui progetto fotografico è il prodotto di riflessioni sulla visione, sulla normalità, sulla relazione tra persone e luoghi, sul vissuto che volti e territori portano con sé. Spesso i cosiddetti “normali” sono coloro che istintivamente si rifiutano di guardare ciò che non comprendono, ciò che non corrisponde alle proprie convinzioni ed ai propri canoni di consuetudine. «Come bambini impauriti, chiudiamo gli occhi per non vedere l’infernatoio; come se ciò bastasse a farlo sparire. Così sulle macerie del primo manicomio del sud Italia è caduto il silenzio, tumultuoso ed invadente. E’ arrivato a bordo di piante che spaccano la pelle-muro, stanca del mostro. Tutto è fermo. Morto. La paura si serve dell’infantile gesto di chiudere gli occhi per celare al mondo la dolorosa verità che quei luoghi custodiscono». Negli ultimi 2 anni d’Angelo ha concentrato il suo lavoro fotografico sul “non vedere”. Affrontare questo tema utilizzando lo strumento della fotografia è una sfida impegnativa per l’artista. «È l’antinomia intrinseca tra lo scrivere con la luce, significato proprio della parola fotografia, e il non vedere - spiega l’autore - che mi ha portato a pensare ad un ciclo che ho chiamato Il Silenzio degli Occhi, e che ho finora applicato oltre che ai luoghi della pazzia, ad una Napoli meno conosciuta ed alle vittime innocenti di tutte le mafie». Gli occhi che vogliono scordare (ex-cor = fuori dal cuore). E’ questo il riassunto poetico del fotografo aversano, che ha individuato uno dei limiti dell’uomo nell’incapacità o nella scelta di non vedere quello che gli sta intorno. Per le strade di Caserta, Infernatoio è strutturato in 7 coppie di foto: da un lato i luoghi dell’ex ospedale psichiatrico di Aversa, Santa Maria Maddalena; dall’altro, di fronte, i ritratti ad occhi chiusi di persone che hanno prestato il loro volto per essere da monito a chi, spesso senza colpa o senza coscienza, gli occhi chiusi li ha davvero. Si tratta, in genere, di personaggi di alto spessore, che nei campi più svariati hanno votato la loro vita al coraggio dell’azione e della visione, e che qui si offrono come icone di denuncia di ciò che, pur essendo palese, non si vuole vedere, sia esso dolore, abbandono, bellezza, sentimento. Gli spettatori, nel percorrere il corridoio fotografico, si ritroveranno al centro di un dibattito silenzioso tra i luoghi della pazzia, oramai dimenticati, delle “Reali Case de’ Matti” di Aversa e gli occhi chiusi posti loro di fronte; a ricordare che, nonostante la Legge 180 del 13 maggio ‘78 abbia decretato la chiusura dei manicomi, essi sono stati, e sono ancora lì. Allora solo la memoria potrà farci comprendere, per superare la paura di non voler vedere quelle barbarie che sono perpetrate ai danni delle persone, della società, dell’ambiente, dell’arte.